Alcuni studi dimostrano che il cannabidiolo CBD rappresenta un trattamento adiuvante sicuro ed efficace nei pazienti affetti da epilessia refrattaria

Secondo un articolo recentemente apparso online su Epilepsia, nei bambini affetti da epilessia refrattaria, il cannabidiolo (CBD) rappresenta un trattamento adiuvante sicuro ed efficace nei pazienti in trattamento con clobazam (CLB). Ciò nondimeno per l’assistenza clinica dei soggetti che ricevono entrambi questi farmaci è necessario tenere sotto monitoraggio i livelli di CLB e di N-desmetilclobazam (o norclobazam [nCLB]).

«L’epilessia refrattaria epilessia è una condizione grave che si verifica in un terzo dei pazienti affetti da epilessia. Quindi, vi è la necessità di valutare ulteriori opzioni di trattamento» premettono gli autori, guidati da Elizabeth A. Thiele, del Massachusetts General Hospital di Boston (USA).  «Il CBD è una delle principali sostanze chimiche della marijuana che non possiede proprietà psicoattive. Rilievi aneddotici e provenienti da survey, studi preclinici e clinici hanno indicato che il CBD potrebbe avere proprietà antiepilettiche sicure ed efficaci, paragonabili a quelle di farmaci antiepilettici (AED) approvati dalla Food and Drug Administration (FDA)».

In seguito, l’FDA ha studiato il CBD come nuovo trattamento nell’epilessia refrattaria su 25 bambini.  Di questi, 13 erano in terapia con il CLB, approvato nel 2011 per il trattamento della sindrome di Lennox-Gastaut (LGS) e in seguito per l’epilessia refrattaria. «Sia il CBD sia il CLB sono metabolizzati dalla via del citocromo P450 (CYP)» sottolineano gli autori. «Idrossilazioni importanti nel metabolismo del CBD sono catalizzate da CYP 2C19 e CYP 3A4 e studi recenti hanno indicato che il CBD è un potente inibitore di entrambi gli enzimi».

«Anche se una recente studio retrospettivo ha dimostrato che gli induttori del CYP 3A4 – quali fenobarbital (PB), fenitoina (PHT) e carbamazepina (CBZ) – riducono in modo significativo le concentrazioni sieriche di CLB, trial clinici hanno evidenziato che non vi sono interazioni farmacologiche clinicamente significative quando il CLB è assunto con induttori del CYP 3A4, induttori del CYP 2C9 (come PB, PHT e CBZ) o inibitori del CYP 2C9 (come FLB e oxcarbazepina [OXC]». I ricercatori hanno comunque predetto una possibile interazione farmacologica tra il CLB e il CBD, oggetto di analisi di questa ricerca.

«In questo studio sono stati inclusi 13 soggetti con epilessia refrattaria in terapia concomitante con il CLB e il CLD. Per ogni soggetto sono state raccolte informazioni demografiche quali età, genere, eziologia della crisi e AED concomitanti» spiega il team guidato da Thiele. «Nel corso dell’intero trattamento con il CBD sono stati misurati i livelli di CLB, nCLB e CBD. Si sono registrate le dosi del CLB al basale e alla 4° e 8° settimana di trattamento con CBD. Sono inoltre stati monitorati gli eventuali effetti collaterali».

«In questi soggetti abbiamo rilevato elevati livelli di CLB e nCLB» affermano i ricercatori. «L’aumento medio (+/- deviazione standard [SD]) dei livelli di CLB è stato del 60 +/- 80%; 95%CI: da -2 a 91% a 4 settimane). L’aumento medio dei livelli di nCLB è stato di 500 +/- 300% (95%CI: da +90 a 610% a 4 settimane). Nove soggetti su 13 hanno evidenziato una riduzione superiore al 50% in convulsioni, corrispondente a un tasso di risposta del 70%. Gli aumentati livelli di CLB e nCLB e le riduzioni nella frequenza delle crisi si sono verificate nonostante, nel corso del trattamento con CBD, le dosi di CLB siano state ridotte in 10 pazienti su 13 (77%)». Effetti indesiderati sono stati segnalati in 10 soggetti su 13 (77%) dei 13 soggetti, ma sono stati alleviati con la riduzione della dose di CLB.

«I livelli di nCLB sono risultati molto più influenzati dal CBD di quanto lo siano stati i livelli di CLB. L’aumento medio dei livelli di nCLB è stato di 500+/-300%, mentre l’aumento medio dei livelli di CLB si è attestato a 60+/-80%» sottolineano Thiele e colleghi. «Gli effetti indesiderati riportati in 10 soggetti su 13 (77%) sono tutti costantemente osservati in pazienti con dosi elevate di CLB e sono stati alleviati con la riduzione della dose di CLB nonostante la persistenza di livelli elevati di nCLB, ma in corrispondenza di una riduzione dei livelli di CLB e/o nCLB in tutti i soggetti (tranne uno)».

«Questi dati supportano ulteriormente la nostra ipotesi che elevati livelli di nCLB nei nostri soggetti siano stati causati dall’inibizione del CYP 2C19 da parte del CBD» proseguono i ricercatori. «Inoltre, la presenza di polimorfismi CYP 2C19 possono anche spiegare diversi livelli di CLB e nCLB, differenti rapporti CLB/nCLB e svariate risposte al CBD».

«I livelli di CBD non sembrano correlare con quelli di CLB o nCLB, suggerendo che il CLB non influenza il metabolismo del CBD. La quota dei responder era del 70% e i soggetti hanno sperimentato una riduzione media della frequenza delle crisi del 51% durante il trattamento con CBD. Elevati livelli di nCLB (circa 2-6 volte i valori attesi con un intervallo di confidenza al 95%) potrebbe aver neutralizzato i potenziali effetti negativi della riduzione della dose di CLB» argomentano gli autori.

La variazione percentuale media della frequenza delle crisi per i soggetti in cui le dosi di CLB non erano state ridotte (diminuzione del 50% della frequenza delle crisi) era simile a quella dei soggetti ai quali le dosi di CLB erano state ridotte (diminuzione del 55%), fanno notare ancora. In conclusione, «vi è una interazione farmaco-farmaco tra CLB e CBD. Tuttavia, la riduzione della dose di CLB allevia gli effetti collaterali conseguenti e tutti i soggetti hanno continuato a tollerare bene il CBD al momento dell’analisi dei dati (36ma settimana del trattamento)».

Fonte: Pharmastar

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Author Flower Farm