Il ministero della Salute con un decreto ha stabilito che le composizioni orali a base di CBD ricavato da cannabis naturale sono da considerarsi come un medicinale inserito nella sezione B del testo unico sugli stupefacenti

Leggiamo insieme un articolo di Cannabis Terapeutica, relativo a un argomento molto caldo in questo periodo che riguarda il CBD che è stato inserito tra le sostanze medicinali dal Ministero della Salute Italiano, rendendolo di fatto una sostanza stupefacente.

Prima di cominciare, vi ricordiamo che l’olio di CBD di Flower Farm, è ottenuto da CBD sintetico.

Iniziamo subito col dire che no, il CBD non è uno stupefacente. La molecola in sé, infatti, non è stata inserita in nessuna tabella. Quello che è accaduto è che il ministero della Salute con un decreto ha stabilito che le composizioni orali a base di CBD ricavato da cannabis naturale, e quindi oli ma anche capsule e pillole, sono da considerarsi come un medicinale inserito nella sezione B del testo unico sugli stupefacenti. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 ottobre e sarà quindi attivo a partire dal 30.

Innanzitutto si evince che i prodotti che non sono ad uso orale, e quindi ad esempio il collirio, le creme, i tamponi vaginali o le supposte, non sono comprese dal decreto. Altro punto da sottolineare è che il CBD sintetico non viene toccato dal provvedimento e che in cosmetica, già oggi, per le regole europee è possibile utilizzare solo il CBD cosmetico, e il suo utilizzo non dovrebbe essere toccato.

Cosa accade ora agli oli nei negozi e alla cannabis light?

Al momento è molto difficile dirlo. Gli orientamenti sono due: uno che immagina un’apertura e uno che invece immagina la situazione peggiore.
Secondo l’avvocato Zaina “Mentre il THC è inserito nella tabella I degli stupefacenti, e la cannabis in tabella II, non è così per il CBD, che è solo in quella dei medicinali. Il THC è in tabella perché considerato un principio attivo in grado di alterare le condizioni psicofisiche di una persona. Il CBD non fa questo, però, se lo usiamo come farmaco, è evidente che per le sue proprietà, si può ritenere che lo stesso sia disciplinato in questo modo”. Quindi secondo l’avvocato è come se ora ci fossero due tipi di CBD, “uno farmaceutico e uno, chiamiamolo neutro, che non ha nessuna capacità alterativa o altro”.

Opposta è la visione dell’avvocato Bulleri, secondo il quale: “Questo decreto esplicita che il CBD per uso orale estratto da cannabis sta nella tabella degli stupefacenti e può essere prodotto solo con l’autorizzazione dell’AIFA. E quindi gli oli in commercio ad uso non definito sono illegali”.

Un discorso a parte va fatto per l’olio creato con CBD sintetico, che non è previsto dal decreto e quindi non dovrebbe avere ripercussioni, o per la cannabis light, che non viene toccata dal provvedimento. Il discorso di fondo però è che, ripercorrendo le scelte del governo, la volontà sia quella di chiudere il mercato. Se infatti rimanesse sul mercato solo l’olio con CBD sintetico, non avrebbe un grande appeal, visto che sono diversi gli studi scientifici che sottolineano come il CBD naturale e il fitocomplesso siano più efficaci. Mentre per la cannabis light potrebbero arrivare sorprese: non essendo mai stato normato l’uso umano ad oggi resta un prodotto ad uso tecnico, ma siamo sicuri che il ministero non metterà la mano su una sostanza che può essere considerata un materiale di partenza per produrre un farmaco? E se anche la cannabis light fosse toccata dal provvedimento, cosa accadrebbe ad esempio al luppolo, che, pur in percentuali minori, contiene CBD al suo interno e viene utilizzato in preparazioni alimentari come la birra?
Quel che è certo è che se il governo avesse voluto che altri oli potessero circolare in Italia, sarebbe bastato inserire delle soglie nel decreto e specificare che, ad esempio, sotto al 10% di concentrazione l’olio possa essere considerato come un integratore, e sopra, come un farmaco. Cosa che non è stata fatta e probabilmente non a caso.
La circolare di settembre del ministero della Salute

Che la volontà di andare verso una chiusura il ministro della Salute l’aveva già anticipato con la circolare di settembre, una circolare che quando era stata inviata aveva colto di sorpresa pazienti e operatori di settori, ma che oggi, alla luce del decreto, assume un significato completamente nuovo. Oltre a sottolineare che non si dovrebbero fare le consegne di prodotti (una prassi che va avanti da anni anche perché le farmacie che dispensano cannabis e derivati sono ancora molto poche e distanti centinaia di chilometri da alcuni pazienti), veniva messo nero su bianco che gli oli e le resine di cannabis non sono da considerarsi medicinali ma stupefacenti, anticipando il decreto che è arrivato puntualmente una settimana dopo.

Non solo, perché un passaggio sibillino della circolare, che non è stato notato dai più, dice che: “Come noto, nel rispetto delle recenti disposizioni, la produzione industriale farmaceutica dell’estratto (esclusa per le farmacie) può essere autorizzata solo presso aziende farmaceutiche ai sensi della normativa nazionale (dPR 309/90 e decreto leg.vo 219/06 e smi) e delle Convenzioni delle Nazioni Unite in materia di sostanze stupefacenti, con particolare riferimento alle funzioni degli organismi statali per la cannabis”.
Olio al CBD stupefacente: i pazienti sul piede di guerra

E i pazienti, che spesso e volentieri a causa del malfunzionamento del settore della Cannabis Medica ripiegano sull’olio che si trova nei negozi, hanno paura che possano essere vietate anche le preparazioni galeniche nelle farmacie. In una lettera inviata al ministro Speranza infatti, chiedono un chiarimento: che il decreto non valga per i preparati galenci realizzati in farmacia. Perché, se così non fosse, significherebbe che tutti i pazienti che ad oggi si curano con l’olio, e sono la maggior parte – dai bambini in età pediatrica fino agli anziani con patologie neurodegenerative – sarebbero costretti ad acquistare l’Epidiolex, del quale ancora non si conosce il costo, non si sa se sarà a carico del sistema nazionale, e soprattutto è indicato solo per il trattamento di due forme di epilessia farmaco-resistente, mentre l’olio ad oggi viene utilizzato per molte più patologie. Non solo, perché un problema non da poco potrebbe essere quello del costo: in America, dove il farmaco è già disponibile, le associazioni di pazienti hanno denunciato che un anno di trattamento con Epidiolex, può costare più di 30mila dollari, cifre proibitive per la stragrande maggioranza dei nostri pazienti.

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Author Flower Farm